Ma chi siamo noi per mettere bocca su tutto e su tutti?
E’ da tanto che non scrivo, o meglio, che non scrivo con la stessa frequenza di un tempo, però adesso mi chiedo cosa mi ha spinto a tanto silenzio.
Rispondo: si scrive quando è opportuno comunicare un contenuto, ma soprattutto si scrive quando si è indignati di fronte a determinati accadimenti. Il problema è che oggi si resta così tante volte indignati che facciamo fatica a ricordare quali avvenimenti ci hanno scosso in un breve arco di tempo. Comunque cercando di ripartire daccapo, ritengo doveroso lasciare una traccia della mia ultimissima indignazione.
Ora leggevo di 34 associazioni che hanno fatto ricorso alla Corte Europea di Strasburgo per condannare la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Mi sono sdegnato. Scrivo.
Chi sono queste persone che non si danno ancora per vinte su una battaglia persa in partenza? Oggi sono questi raggruppamenti quasi tutti cattolici. Dicono che si battono per la vita, però stento a crederlo. Essi si battono per imporre con autorità i loro diktat, sempre più sconsiderati nel senso letterale del termine. Credo che la situazione di Eluana sia un caso molto tragico e al contempo particolare che richiede un rispetto da parte di tutti. Il dramma della famiglia Englaro non può essere messo sulla piazza e discusso come se stessimo parlando di elezioni politiche o contestazioni studentesche. Si tratta del dramma di due genitori che sono stati per tantissimi anni accanto a una figlia senza alcuna prospettiva di vita; e quando il padre si rivolge alla Corte perché consenta l’adempimento di una delle scelte più dolorose, che la natura riserva all’essere umano, occorre semplicemente il silenzio e soprattutto il rispetto da parte di tutti. Nonostante gli ammonimenti della Chiesa,
Dopo, calmate le acque, è il caso che si parli pubblicamente del problema per risolverlo democraticamente attraverso leggi ed eventuali referendum. Come il divorzio, l’aborto, è il caso di aprire un nuovo capitolo. In sintesi, “ce la giochiamo”.
Buon giorno a tutti,
mancavo da un bel po' dal mio blog.. e devo ammettere che il mio esperimento è andato fallito.
Sono stato, e sto ancora, fuori dal mio paese e mi riesce difficile esprimere un giudizio su quaesta italia leggendo solamente "il times" o "el pais". Posso dire però che se in Italia c'è crisi questa è presente in tutto il mondo occidentale. Dopo aver visto una parte di questa invincibile macchina di produzione non posso che dire che l'europa merita una crisi. I nostri sogni sono frutto di sofferenze altrui, il nostro benessere è ricavato dal malessere di milioni di persone, dallo sfruttamento. Non è l'acqua calda scoperta questa sera, ma resta la verità. Mano sulla coscienza. Non credo possa esistere essere umano capace di non provare vergogna di fronte al continente dimenticato. Solo parole.. allora aspettiamo il tonfo economico. Aspettiamo che da domani in poi saranno in molti a non potersi comprare le scarpe più fresche per questa strana stagione, aspettiamo che da domani in poi le città saranno sempre più piene di gente che non va in vacanza ad agosto e le pizzerie sempre più vuote. Arriva la crisi, la accogliamo e forse ci sentiremo un poco meno in colpa quando volgeremo lo sguardo verso IL SUD privi di ogni comodità.
Vogliamo una felicità tutti quanti, macchè sia duratura nel tempo. Se basta un temporale allora attenderemo le novità.
Da Madrid è tutto.
Hasta luego chivales..!
21 APRILE 2008..
AVE SILVIE, MORITURI TE SALUTANT
Oggi è una data importante. La data della nostra sconfitta, di noi come italiani, come cittadini, come persone con un diritto al futuro. La nostra speranza del cambiamento muore con i risultati delle prime proiezioni che vanno man mano verso la stabilità. Muore quella parte dell'Italia con i bagagli pronti per cercare fortuna in un altro paese. Come i nostri nonni che tra fine Ottocento e ‘900 partivano verso Nuovo mondo, così noi oggi siamo più simili a loro che ai nostri padri. Muoiono le nostre madri, che vedranno i loro figli allontanarsi per poi vederli sistemati altrove, lontano, al freddo, ma soprattutto assenti. Muore la speranza di chi partire non può e dovrà continuare a vivere in un Paese che va rotolando verso l’immoralità dell’ingiustizia. Fosse un colpo di Stato ci saremmo messi l’anima in pace. Invece sotto gli occhi della democrazia, la vittoria del nuovo Cesare sa molto di tradimento.
Cinque anni di stasi per questa Italietta, cinque anni di tasse stabili che non aumenteranno, ma cinque anni di precariato e cinque anni di inflazione. Cinque anni di amicizia con i Big del mondo, ma Cinque anni di immondizia e burocrazia lentissima. Cinque anni di Alitalia “Al italiani” ma cinque anni di voli con altre compagnie e di pochi viaggi. Cinque anni di ospedali pubblici sempre più scadenti, e devolution che porterà i calabresi a curarsi nei migliori ospedali della loro regione, come quello di Vibo Valentia. Potrei continuare, ma in sintesi dico che un qualcuno avrà un qualcosa, ma non era questo di cui noi, tra poco “Voi”, avevamo bisogno. Tanto di cappello a Walter Veltroni, solo un uomo, ma con un grande talento. Ha fatto molto e non ha raccolto poco. Ha raccolto la sconfitta della sinistra, la partita l’ha vinta Lui. Se ha perso è solo perché l’eredità del governo Prodi era troppo sulla bocca di tutti, troppo infamata, talvolta ingiustamente. Basta giudizi, così è. Nulla cambia, e nulla si trasforma, ciò che era da distruggere è andato distrutto. L’Italia continua vivere, e finché ci saranno gli italiani andrà sempre più verso il baratro. Italiani radicati in alcuni valori che credono si identifichino nel PDL. Italiani che hanno il loro posto e non vogliono lasciarlo neanche un po’. Italiani in crisi e disperati, ed è giusto che lo siano. Veltroni avrebbe fatto peggio, probabilmente, ma non sicuramente. Ebbene dunque, chiacchiere a zero, con una crisi alle porte, un temporale in arrivo porta novità.
Torneremo con le nostre limitazioni di libertà, con le notizie false che l’Italia sta bene, con la censura ancora più marcata sull’informazione. L’Italia si merita Berlusconi, è giusto così, doveva andare così, sono contento sia andata così. Questa è la nostra democrazia.
Omaggi al nostro nuovo capo di governo che vedrà aumentare il suo patrimonio, ma ricordi questo signore che il retrò della vita prevede qualcosa che non è tangibile, e non si può comprare!!!
Auguriamo un shopping proficuo al nostro nuovo Presidente, e al suo fedelissimo entourage.
Chi vincerà?
Dopo le ultime dichiarazioni Berlusconi non può che perdere di credibilità. Spero gli italiani comprendano di non avere altra scelta che votare per il Partito Democratico.
Una cosa è certa: il vincitore non vince. Di conseguenza nulla si crea e nulla si trasforma, ma tutto si distrugge. Grazie tante PDL per non aver aspettato un mese e mezzo in più per la modifica della legge elettorale. E' grazie a questo penoso centro-destra che ci troveremo di fronte a un nuovo governo instabile. Quindi è del tutto inutile sperare nella vittoria di uno schieramento quando questo avrà una maggioranza risicatissima in senato.
Però dai, oggi è una bella giornata, a Roma il sole splende. Domani, domenica il sole riscalderà le nostre strade, e perchè non fare una bella gita fuori porta con una buona compagnia? Lasciamo che i disillusi se ne vadano in giro mentre gli sifgati staranno chiusi nelle scuole a credere ancora nella democrazia.
YES WE CAN
Slogan politici a parte, noi italiani democratici ci sentiamo (e saremo) davvero fiduciosi quando verremo chiamati a mettere la nostra croce sopra il nome di Veltroni? Oggi è venerdì santo, e il tema della croce ovviamente ricorre. Nelle prediche sulla passione di Cristo, i sacerdoti sono soliti paragonare il peso della Croce alle difficoltà della nostra vita quotidiana. Ciascuno di noi è in dovere, secondo il cristianesimo, di prendere la propria croce, affrontare tutte le insidie della vita e poi seguire Il Cristo.
Adesso, l’espressione “mettere la nostra croce sopra il nome di Veltroni” non vuol dire semplicemente delegare; piuttosto collaborare, fare qualcosa nel nostro piccolo coerente con i principi e i fini del PD. Con la nostra vita quotidiana, con le nostre piccole azioni possiamo sentirci parte attiva nel cambiamento. Ciascuno in base al ruolo che ha nella società.
La prima cosa che viene chiesta è quella di aver fiducia, crederci non è solo un motto, ma anche un modo di vivere. Con questo voglio dire che “yes we can” deve far parte di noi nel quotidiano. Ogni volta che ci si pone di fronte un dubbio, un problema, un ostacolo; proprio nel momento in cui non ci sentiamo all’altezza della situazione, in quell’istante di profonda incertezza misuriamo il nostro “to can”. Questa è la novità, credere di poter cambiare, di potercela fare, di superare il periodo di crisi. Ecco la via del partito democratico che non conta sui politici ma su di noi.
Ora spetta a noi vedere se siamo pronti. Io lo sono. E non importa dei futuri problemi che ci possono essere se si compie una determinata azione. La vita è vita in tutti suoi aspetti, ci chiama e ci attende in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, a una gioia corrisponde un dolore e poi un sacrificio; rimbocchiamoci le maniche e agiamo, partiamo con coraggio. Alle elezioni del 13 aprile votiamo per il cambiamento e di fronte a una questione, dopo averla adeguatamente valutata, risponderemo SI PUO’ FARE.