venerdì, 20 febbraio 2009
Ciao ciao Walter... ci abbiamo creduto, ma ora stavamo entrando davvero nel ridicolo; e perchè deridere così tutto il lavoro passato? Meglio farsi da parte. Colgo l'occasione per chiudere ufficialmente questo blog inattivo da troppo tempo.. un po' come il PD del resto: forza e coraggio all'inizio e poi...il crollo. Aspettando tempi migliori lascio un saluto a tutti gli ex-lettori del blog. Ger.
postato da: Politicsjournal alle ore 20:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 20 novembre 2008

Ma chi siamo noi per mettere bocca su tutto e su tutti?

E’ da tanto che non scrivo, o meglio, che non scrivo con la stessa frequenza di un tempo, però adesso mi chiedo cosa mi ha spinto a tanto silenzio.

Rispondo: si scrive quando è opportuno comunicare un contenuto, ma soprattutto si scrive quando si è indignati di fronte a determinati accadimenti. Il problema è che oggi si resta così tante volte indignati che facciamo fatica a ricordare quali avvenimenti ci hanno scosso in un breve arco di tempo. Comunque cercando di ripartire daccapo, ritengo doveroso lasciare una traccia della mia ultimissima indignazione.

Ora leggevo di 34 associazioni che hanno fatto ricorso alla Corte Europea di Strasburgo per condannare la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Mi sono sdegnato. Scrivo.

Chi sono queste persone che non si danno ancora per vinte su una battaglia persa in partenza? Oggi sono questi raggruppamenti quasi tutti cattolici. Dicono che si battono per la vita, però stento a crederlo. Essi si battono per imporre con autorità i loro diktat, sempre più sconsiderati nel senso letterale del termine. Credo che la situazione di Eluana sia un caso molto tragico e al contempo particolare che richiede un rispetto da parte di tutti. Il dramma della famiglia Englaro non può essere messo sulla piazza e discusso come se stessimo parlando di elezioni politiche o contestazioni studentesche. Si tratta del dramma di due genitori che sono stati per tantissimi anni accanto a una figlia senza alcuna prospettiva di vita; e quando il padre si rivolge alla Corte perché consenta l’adempimento di una delle scelte più dolorose, che la natura riserva all’essere umano, occorre semplicemente il silenzio e soprattutto il rispetto da parte di tutti. Nonostante gli ammonimenti della Chiesa, la Corte di Cassazione si è pronunciata accettando le richieste della famiglia Englaro. Punto. E’ ipocrita condurre queste battaglie “per la vita” quando la sofferenza riguarda gli altri e non i “battaglieri” stessi. Parlare di come sarebbe bello se gli altri facessero.. di come si rispetterebbe la volontà della natura se non ci fosse eutanasia etc. Ma chi siamo noi, chi sono questi per potersi permettere una tale arroganza sulle decisioni altrui che non gli competono? Non sono nessuno, minacciano la libertà e il rispetto individuale che ci siamo guadagnati con moltissimi sacrifici nella nostra breve Storia. Allora il mio invito è quello di mettersi una mano sulla coscienza per tacere in questo momento, lasciare che la giustizia faccia il suo corso e che la volontà della famiglia Englaro venga rispettata.

 Dopo, calmate le acque, è il caso che si parli pubblicamente del problema per risolverlo democraticamente attraverso leggi ed eventuali referendum. Come il divorzio, l’aborto, è il caso di aprire un nuovo capitolo. In sintesi, “ce la giochiamo”.  

postato da: Politicsjournal alle ore 13:35 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 07 novembre 2008
Berlusconi, gaffe su Obama. Tanto per cambiare torniamo a parlare del nostro stimatissimo primo ministro. Sulla “Repubblica” di oggi si legge una testimonianza di un ragazzo etiope che dice al giornalista: “La mia fidanzata ha vissuto a Torino, lei mi ha spiegato che non bisogna prendere sul serio il vostro presidente. Ma per noi è davvero un insulto”. Credo che questa frase renda l’idea della situazione imbarazzante. Oltre alla questione di Obama “abbronzato” (di cui si è ampiamente già parlato) un’altra cosa che trovo rilevante ma al contempo drammatica, è che il nostro Presidente non può ridurre il suo commento sul nuovo Premier degli USA con una banalissima affermazione da bar. Siamo stufi di queste “carinerie”, non si può prendere tutto come un gioco, non è corretto, non è leale. La vittoria di Obama rappresenta un evento pieno di moralità, pathos, emozioni, ragione, e soprattutto pregna di contenuti. A un giorno dalla vittoria, è inammissibile che l’opinione dell’Italia venga rappresentata da questo vecchio, pazzo che non sa più quello che fa, o forse lo sa (e peggio mi sento). Siamo tutti sbigottiti per questa clamorosa figura di merda a cui noi (ma anche gli altri paesi) siamo abituati e che ci fa davvero vergognare. Infine, mi chiedo come possiamo superare un momento così delicato per il nostro Paese se il nostro Presidente ci da prova della sua totale incompetenza nella politica, dialettica, nei contenuti, e perde quindi ogni credibilità?
postato da: Politicsjournal alle ore 16:30 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 05 novembre 2008
UN NUOVO EROE BUSSA ALLE PORTE Ebbene si, cittadini di tutto il mondo applaudite il mito americano, colui che è partito da niente, da un'epoca profondamente razzista piena di discriminazioni e ingiustizie. E' Lui il mito americano. Il nome si conosce, ma scriverlo, leggerlo e sentirselo dire un'altra volta fa sempre un certo effetto: Barack Obama. Difficile non essere banali, dire cose che non siano state già dette, ma non si può restare muti e non segnare con un tratto di penna il 5 novembre 2008. Questa data storica non verrà dimenticata, farà parte della storia futura,uno di quegli eventi che chiederanno ai nostri figli come una delle "domande che non si possono sbagliare". Come Colombo, Washington, Roosvelt e Kennedy adesso abbiamo un'altra notizia da comunicare come fondamentale: Il primo presidente degli Stati Uniti d'America nero, figlio di un emigrato, con un passato molto difficile alle spalle. La partecipazione di tutti questi giovani che hanno fatto una campagna elettorale fino al limite delle loro forze, non può passare in secondo piano. I dati parlano di milioni di ragazzi e studenti che si sono mobilitati verso quegli stati, con la maglia nera per l'affluenza alle urne, cercando di convincere le persone che bisognava votare. Non era importante per chi. Votare e basta. L'America è sempre stata penalizzata perché le classi più disagiate non hanno mai votato. Troppe ingiustizie sociali si sono sempre verificate e ahimè si verificano anche oggi in questo Esempio di democrazia. Con queste elezioni cambia il principio di rappresentatività, il premier di oggi è stato scelto, per la prima volta negli ultimi 70 anni, da tutti quelli che erano emarginati e che per questa volta hanno scelto di iscriversi alle liste per votare. In Usa ci sono delle liste in cui i cittadini devono dichiarare che voteranno. Tutti loro insieme hanno scelto il loro nuovo Mr. President. Il Presidente di TUTTI. Obama ha vinto non solo per i suoi programmi e contenuti: sfido tutti i suoi sostenitori a dimostrare di conoscere quali provvedimenti verranno presi dopo la nomina; ma anche perché c'era "lui" dietro gli innumerevoli palchi da dove parlava. Oggi,come ieri, nessuno vuole troppe promesse. Vogliamo tutti, americani ed europei, un leader capace di saper prendere il suo popolo così come un Padre è solito verso i suoi figli amati. Vince l'emozione sulla ragione, la voglia di sperare per un futuro migliore. Complimenti Barack Hussein Obama, tanti auguri Stati Uniti d'America, buona fortuna: per voi, per noi, per tutti i cittadini degli States e del mondo.
postato da: Politicsjournal alle ore 19:33 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 05 settembre 2008
Quanto ci piace questo governo… Il nostro premier assicura che il consenso degli italiani verso la nuova coalizione arriva al (tenetevi forte!!!) 68%. Ovvero 68 italiani su 100 si dichiarerebbero soddisfatti della nostra nuova ed efficiente classe di ministri. Beh, sarebbe idiota mettersi a dibattere sulla veridicità dei “dati” lanciati dal Presidente Berlusconi, però questa “Berlusconata” mi ha fatto pensare.. Siamo soddisfatti? O meglio, quanto siamo delusi? Che siamo partiti male non c’è dubbio, tutti quei dibattiti sulla magistratura hanno fatto accapponare la pelle a moltissimi osservatori stranieri, figuriamoci a noi italiani! Poi però, risolti i problemi giudiziari del nostro presidente, che ne esce pulito come un bambino dopo il battesimo, il Consiglio dei ministri comincia a lavorare. E lavora, lavora, lavora. In questi due mesi si mette mano su questioni importanti, per riforme importanti. Alitalia: il fallimento della compagnia è solo un lontano ricordo, si scinde l’azienda in due, parte attiva e passiva, lo stato si addossa tutti i debiti, più di 3000 perderanno il posto (alcuni di loro verranno collocati nella pubblica amministrazione), la parte buona della compagnia riprenderà invece il volo. Bravo bravo Berlusconi tutti dicono… Mi chiedo. Ma Air France non si era presa l’onere di salvare la compagnia, non addossando allo Stato alcun debito e dichiarando di non licenziare più di 2000 lavoratori?? Istruzione: Non c’è bisogno di riassumere la riforma. La cosa che più stupisce non è tanto il modo brutale in cui il Ministro a fatto sapere del taglio del personale; piuttosto i termini utilizzati per affrontare il problema “scuola”. I conti forse torneranno pure (e le facciamo i complimenti caro Ministro) ma mi chiedo se ci si renda conto che si parla di Istruzione e che una riforma deve avere un fine istruttivo piuttosto che economico!? Ho riportato solo questi due episodi per l’estrema attualità. Comunque, in attesa di un’altra perla di questo governo, possiamo dirci soddisfatti: è un governo forte, dinamico, che agisce e fa riforme. Non sono ironico, è vero che si sta dando da fare con tutti questi interventi… Ma qualcuno glielo dice che è importante “fare” se “si fa bene?” altrimenti è meglio andare a fare in...!
postato da: Politicsjournal alle ore 19:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 10 luglio 2008

Buon giorno a tutti,

mancavo da un bel po' dal mio blog.. e devo ammettere che il mio esperimento è andato fallito.

Sono stato, e sto ancora, fuori dal mio paese e mi riesce difficile esprimere un giudizio su quaesta italia leggendo solamente "il times" o "el pais". Posso dire però che se in Italia c'è crisi questa è presente in tutto il mondo occidentale. Dopo aver visto una parte di questa invincibile macchina di produzione non posso che dire che l'europa merita una crisi. I nostri sogni sono frutto di sofferenze altrui, il nostro benessere è ricavato dal malessere di milioni di persone, dallo sfruttamento. Non è l'acqua calda scoperta questa sera, ma resta la verità. Mano sulla coscienza. Non credo possa esistere essere umano capace di non provare vergogna di fronte al continente dimenticato. Solo parole.. allora aspettiamo il tonfo economico. Aspettiamo che da domani in poi saranno in molti a non potersi comprare le scarpe più fresche per questa strana stagione, aspettiamo che da domani in poi le città saranno sempre più piene di gente che non va in vacanza ad agosto e le pizzerie sempre più vuote. Arriva la crisi, la accogliamo e forse ci sentiremo un poco meno in colpa quando volgeremo lo sguardo verso IL SUD privi di ogni comodità.

Vogliamo una felicità tutti quanti, macchè sia duratura nel tempo. Se basta un temporale allora attenderemo le novità.

Da Madrid è tutto.

Hasta luego chivales..!

postato da: Politicsjournal alle ore 02:01 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 21 aprile 2008

21 APRILE 2008..

 

postato da: Politicsjournal alle ore 18:12 | Permalink | commenti (1)
categoria:
lunedì, 14 aprile 2008

AVE SILVIE, MORITURI TE SALUTANT

Oggi è una data importante. La data della nostra sconfitta, di noi come italiani, come cittadini, come persone con un diritto al futuro. La nostra speranza del cambiamento muore con i risultati delle prime proiezioni che vanno man mano verso la stabilità. Muore quella parte dell'Italia con i bagagli pronti per cercare fortuna in un altro paese. Come i nostri nonni che tra fine Ottocento e ‘900 partivano verso Nuovo mondo, così noi oggi siamo più simili a loro che ai nostri padri. Muoiono le nostre madri, che vedranno i loro figli allontanarsi per poi vederli sistemati altrove, lontano, al freddo, ma soprattutto assenti. Muore la speranza di chi partire non può e dovrà continuare a vivere in un Paese che va rotolando verso l’immoralità dell’ingiustizia. Fosse un colpo di Stato ci saremmo messi l’anima in pace. Invece sotto gli occhi della democrazia, la vittoria del nuovo Cesare sa molto di tradimento.

Cinque anni di stasi per questa Italietta, cinque anni di tasse stabili che non aumenteranno, ma cinque anni di precariato e cinque anni di inflazione. Cinque anni di amicizia con i Big del mondo, ma Cinque anni di immondizia e burocrazia lentissima. Cinque anni di Alitalia “Al italiani”  ma cinque anni di voli con altre compagnie e di pochi viaggi. Cinque anni di ospedali pubblici sempre più scadenti, e devolution che porterà i calabresi a curarsi nei migliori ospedali della loro regione, come quello di Vibo Valentia. Potrei continuare, ma in sintesi dico che un qualcuno avrà un qualcosa, ma non era questo di cui noi, tra poco “Voi”, avevamo bisogno. Tanto di cappello a Walter Veltroni, solo un uomo, ma con un grande talento. Ha fatto molto e non ha raccolto poco. Ha raccolto la sconfitta della sinistra, la partita l’ha vinta Lui. Se ha perso è solo perché l’eredità del governo Prodi era troppo sulla bocca di tutti, troppo infamata, talvolta ingiustamente.  Basta giudizi, così è. Nulla cambia, e nulla si trasforma, ciò che era da distruggere è andato distrutto. L’Italia continua vivere, e finché ci saranno gli italiani andrà sempre più verso il baratro. Italiani radicati in alcuni valori che credono si identifichino nel PDL. Italiani che hanno il loro posto e non vogliono lasciarlo neanche un po’. Italiani in crisi e disperati, ed è giusto che lo siano. Veltroni avrebbe fatto peggio, probabilmente, ma non sicuramente. Ebbene dunque, chiacchiere a zero, con una crisi alle porte, un temporale in arrivo porta novità.

Torneremo con le nostre limitazioni di libertà, con le notizie false che l’Italia sta bene, con la censura ancora più marcata sull’informazione. L’Italia si merita Berlusconi, è giusto così, doveva andare così, sono contento sia andata così. Questa è la nostra democrazia.

Omaggi al nostro nuovo capo di governo che vedrà aumentare il suo patrimonio,  ma ricordi questo signore che il retrò della vita prevede qualcosa che non è tangibile, e non si può comprare!!!

Auguriamo un shopping proficuo al nostro nuovo Presidente, e al suo fedelissimo entourage.

 

postato da: Politicsjournal alle ore 19:38 | Permalink | commenti (7)
categoria:
sabato, 12 aprile 2008

Chi vincerà?

Dopo le ultime dichiarazioni Berlusconi non può che perdere di credibilità. Spero gli italiani comprendano di non avere altra scelta che votare per il Partito Democratico.

Una cosa è certa: il vincitore non vince. Di conseguenza nulla si crea e nulla si trasforma, ma tutto si distrugge. Grazie tante PDL per non aver aspettato un mese e mezzo in più per la modifica della legge elettorale. E' grazie a questo penoso centro-destra che ci troveremo di fronte a un nuovo governo instabile. Quindi è del tutto inutile sperare nella vittoria di uno schieramento quando questo avrà una maggioranza risicatissima in senato.

Però dai, oggi è una bella giornata, a Roma il sole splende. Domani, domenica il sole riscalderà le nostre strade, e perchè non fare una bella gita fuori porta con una buona compagnia? Lasciamo che i disillusi se ne vadano in giro mentre gli sifgati staranno chiusi nelle scuole a credere ancora nella democrazia.

postato da: Politicsjournal alle ore 15:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 21 marzo 2008

YES WE CAN

Slogan politici a parte, noi italiani democratici ci sentiamo (e saremo) davvero fiduciosi quando verremo chiamati a mettere la nostra croce sopra il nome di Veltroni? Oggi è venerdì santo, e il tema della croce ovviamente ricorre. Nelle prediche sulla passione di Cristo, i sacerdoti sono soliti paragonare il peso della Croce alle difficoltà della nostra vita quotidiana. Ciascuno di noi è in dovere, secondo il cristianesimo, di prendere la propria croce, affrontare tutte le insidie della vita e poi seguire Il Cristo.

Adesso, l’espressione “mettere la nostra croce sopra il nome di Veltroni” non vuol dire semplicemente delegare; piuttosto collaborare, fare qualcosa nel nostro piccolo coerente con i principi e i fini del PD. Con la nostra vita quotidiana, con le nostre piccole azioni possiamo sentirci parte attiva nel cambiamento. Ciascuno in base al ruolo che ha nella società.

La prima cosa che viene chiesta è quella di aver fiducia, crederci non è solo un motto, ma anche un modo di vivere. Con questo voglio dire che “yes we can” deve far parte di noi nel quotidiano. Ogni volta che ci si pone di fronte un dubbio, un problema, un ostacolo; proprio nel momento in cui non ci sentiamo all’altezza della situazione, in quell’istante di profonda incertezza misuriamo il nostro “to can”.  Questa è la novità, credere di poter cambiare, di potercela fare, di superare il periodo di crisi. Ecco la via del partito democratico che non conta sui politici  ma su di noi.

Ora spetta a noi vedere se siamo pronti. Io lo sono. E non importa dei futuri problemi che ci possono essere se si compie una determinata azione. La vita è vita in tutti suoi aspetti, ci chiama e ci attende in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, a una gioia corrisponde un dolore e poi un sacrificio;  rimbocchiamoci le maniche e agiamo, partiamo con coraggio. Alle elezioni del 13 aprile votiamo per il cambiamento e di fronte a una questione, dopo averla adeguatamente valutata, risponderemo SI PUO’ FARE.
postato da: Politicsjournal alle ore 14:40 | Permalink | commenti (3)
categoria: